PERSONALE – Osso Nero


Osso Nero

La più recente produzione artistica di Osso Nero si sviluppa attraverso due collezioni principali: il progetto “Opus Magnum” e il progetto “Pavor Nocturnus”. La prima di queste si basa su una serie di opere astratte ispirate agli studi di Carl Gustav Jung, che indagano la profonda relazione tra la psicologia del colore e il processo alchemico. Ogni quadro di “Opus Magnum” rappresenta una fase dell’alchimia interiore, trasformando il linguaggio cromatico in una metafora visiva di un viaggio di trasformazione e crescita personale. Il percorso di creazione artistica, come quello alchemico, diventa dunque una metafora del processo di cambiamento interiore: così come l’alchimista aspira alla trasmutazione del piombo in oro, l’artista cerca una trasfigurazione interiore, rivelando una dimensione psicologica e simbolica attraverso il colore. Le tele di “Opus Magnum” invitano l’osservatore a riflettere su come i colori possano influenzare il subconscio, risvegliando emozioni e intuizioni latenti. A partire da Nigredo, con toni scuri e materici che sembrano evocare un senso di disgregazione e oscurità primordiale, fino a Rubedo che esprime la piena realizzazione del sé attraverso un’esplosione di colori caldi e vivaci, i pigmenti utilizzati da Osso Nero diventano simbolo di cambiamento, veicolo per il passaggio dall’oscurità alla luce, dalla materia grezza alla purezza dell’oro spirituale.

La serie “Pavor Nocturnus” è invece un’esplorazione artistica degli incubi indotti intenzionalmente. Per diversi mesi l’artista si è sottoposta a un inquietante rituale, visionando diversi contenuti perturbanti prima di dormire. Il processo artistico parte quindi dall’annotazione degli incubi auto-indotti, in modo da identificare e sintetizzare i motivi onirici più frequenti, al fine di creare delle tele che riflettano il lato più perturbante della mente umana. Questo processo auto-analitico si traduce in una visione artistica che potrebbe essere letta come una “psicanalisi visiva”, dove ogni opera diventa una manifestazione tangibile delle ansie e dei conflitti interiori che abitano l’inconscio. Per questo motivo opere come La caduta nel vuoto e La fine del mondo si contraddistinguono per una palette cromatica cupa, dominata da toni scuri, sfumature di nero, grigio e rosso, che enfatizzano l’atmosfera angosciosa e claustrofobica delle opere. Ogni pennellata appare qui intensa, come se cercasse di imprimere sulla superficie della tela una tensione irrisolta, un tumulto interiore in perenne evoluzione.

Entrambi i progetti di Osso Nero si configurano così come una materializzazione visiva di sentimenti e stati onirici, dove ogni opera rappresenta un’immersione nella psiche, trasformando emozioni e immagini interiori in una narrazione visiva. Adottando un approccio riduzionista, nelle opere di Osso Nero sono i colori stessi e la loro matericità ad essere i soggetti portatori di significato. La tecnica della pittura a campi di colore consente così all’artista di esplorare due dimensioni parallele: da un lato, il colore diviene simbolo del processo alchemico e trasformativo, richiamando il tema del cambiamento interiore; dall’altro, i colori rispecchiano gli stati d’animo e le emozioni che emergono dal mondo onirico. Grazie al potere evocativo del colore, l’artista riesce a portare alla luce i “mostri” nascosti nelle pieghe più oscure della psiche, quelle paure, ansie e tensioni che spesso rimangono inespresse o represse. Attraverso la loro rappresentazione simbolica sulla tela, queste emozioni trovano uno spazio per manifestarsi e, in tal modo, diventano affrontabili. Il processo artistico di Osso Nero non si limita infatti a una semplice esposizione del dolore o dell’oscurità interiore: esso evolve in una dinamica terapeutica, una catarsi in cui il confronto con le proprie ombre si trasforma in una possibilità di guarigione. Il colore, con la sua capacità di suscitare emozioni e stimolare il subconscio, diventa un catalizzatore per questo processo trasformativo. Attraverso le sue opere, l’artista invita quindi lo spettatore non solo a osservare, ma a partecipare a questo viaggio in cui l’arte si erge come uno spazio di cura e di connessione con la parte più profonda di noi stessi.

Dott. Alex Della Pasqua



Vernissage: giovedì 30 marzo – ore 18:30

Spazio IAT – Palazzo Ricci Curbastro
Via San Vitale 27/A, Bologna, INGRESSO LIBERO


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